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Nome: Sebastiano Gulisano
Siciliano, anzi jonico-etneo trapiantato a Roma.
Cane sciolto, curioso, giornalista per passione civile
(ma questa non è una testata giornalistica - e si vede).
Disadattato, ché mi pare che di civile in giro ci sia sempre meno.
Sognatore: cioè fesso.


Out of Nowhere
Francesco Cafiso
& Strings

almostblue58 in Una storia siciliana
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"Ebbene sì, lo confesso, ho suonato con Francesco Cafiso, ma quando l’ho raccontato in giro nessuno mi credeva: non credevano che fosse quello straordinario talento che oggi tutti riconoscono: è il nuovo Charlie Parker". Stefano Di Battista non si sottrae quando lo cerco per chiedergli un’intervista il cui filo conduttore è in quel rigo iniziale: "Ho suonato con Francesco Cafiso". L’intenzione, esplicita, era quella di stare in bilico tra il serio e il faceto. E non poteva essere altrimenti, visto che Di Battista è un sassofonista affermato come testimonia il fatto che nel 2001 il cd che porta il suo nome, Stefano Di Battista, è stato il l’album jazz più venduto in Europa.
Sono trascorsi quasi due anni da quell’intervista, pubblicata su Avvenimenti, e cinque da quando lo vidi suonare con Cafiso. Che non conoscevo. E che nemmeno lui conosceva. L’episodio m’è tornato in testa il mese scorso, quando la Repubblica e L’Espresso hanno pubblicato il settimo cd della collana “jazzitaliano – live 2006”, dedicato a Francesco Cafiso e al suo concerto di pochi mesi prima alla Casa del Jazz di Roma. Ma vuoi per la mancanza di tempo, vuoi perché mentre il disco era ancora in edicola me ne sono andato in Sicilia, questo post è rimasto nel cassetto delle intenzioni e solo ora lo sto tirando fuori.
Era la fine d’agosto del 2001 e con L, come di consueto, stavamo godendoci la nostra annuale vacanza siciliana: mare, sole, granite e musica. Avevo letto che quella sera, ad Acicastello, suonava Di Battista e abbiamo deciso di andare. Era all’aperto, gratis: una pedana sotto una parete di pietra lavica a pochi passi dal mare, un paio di centinaia di sedie e una lieve brezza che rendeva accettabile la temperatura. Trovammo posto in una delle prime file: ho la fissa di vedere da vicino i musicisti, vederne le mani, i movimenti, le espressioni; nel mio rapporto con la musica questa vicinanza fa la differenza tra i concerti e i dischi. Nei concerti cerco i suoni nei gesti. E i gesti nei suoni. Sulla pedana, con Di Battista, un quartetto di musicisti siciliani. Ricordo solo il contrabbassista, Nello Toscano, e il chitarrista, Giovanni Mazzarino; buio completo su pianista e batterista.
A un certo punto vedo aggirarsi tra la gente un ragazzone con un sassofono in mano, lo accompagna un uomo, forse il padre. M’incuriosisce. Il concerto comincia e quel ragazzo se ne sta ai margini della pedana, con la sua camicia dai colori sgargianti, i pantaloni corti, le ciabatte e il sax in mano. Dopo un’oretta di musica, Toscano s’avvicina a Di Battista e gli sussurra qualcosa all’orecchio, poi prende il microfono e annuncia: "Ci pare giunto il momento di fare conoscere un giovanissimo talento che finora abbiamo tenuto nascosto, si chiama Francesco Cafiso". E il ragazzone sale sul palco.
"Per me è stata una sorpresa assoluta", racconta Stefano Di Battista al quale quell’incontro è rimasto impresso anche per motivi non solo artistico-musicali. "È arrivato il padre, credo, o qualcuno a lui vicino chiedendo se poteva suonare. Sono cose che ai nostri concerti si possono verificare, i bambini talentuosi a volte chiedono di esibirsi, o sono i genitori che vogliono mettere in mostra le loro qualità. Ho pensato che fosse normale e ho accettato. Poi ho visto ’sto ragazzino che era la copia di mio fratello Mimmo, da piccolo. Quindi mi sono ritrovato con un coinvolgimento emotivo ancora prima che iniziasse a suonare. Lo guardo, con ’ste ciabattine e gli dico: ‘Sì, puoi suonare, aspetta la fine che poi ti chiamo’. Lui ha preso il sax e si è tenuto pronto fin dall’inizio, si è messo in un angolo e ogni volta che mi giravo a guardare il mare lo vedevo, lì, con le ciabattine e il sax pronto per l’uso. Quando arriva il momento, lo chiamo e, per metterlo a suo agio, gli chiedo di scegliere il pezzo che vuole fare. E lui: ‘Quello che vuoi’. ‘No, no, quello che vuoi tu’. Insomma ci mancava poco che litigassimo su chi doveva scegliere il brano da suonare. Finche abbiamo concordato uno standard, un classico, ma sinceramente non ricordo cosa suonammo. La cosa che ricordo è che cominciammo duettando: per metterlo a suo agio lo introduco - va’ a sapere che non ne aveva assolutamente bisogno - facendo delle note e lui me le rifà. E penso: ma guarda che carino, ’sto ragazzino, che fa queste note. E continuo facendole più difficili, e lui le rifà. Finché le faccio veramente difficili e con mio grande stupore, quasi preoccupante, lui continua a ripetere ciò che ho appena suonato e a quel punto lo lascio partire in un assolo. È stato un assolo incredibile anche per un adulto, dirompente, pieno di energia, stupefacente. Mai vista una cosa del genere, incredibile. Io l’ho raccontata così, com’era, ma la gente non mi credeva. Forse perché io sono sempre prodigo di complimenti con tutti e allora credevano che io fossi carino a prescindere. Insomma: ero poco credibile. Invece avevo ragione".
Ricordo la faccia stupita di Stefano mentre Francesco rifaceva quelle note con una naturalezza disarmante, da veterano; mi colpì quella sua espressione sorpresa e mi feci l’idea che, lui, di quel ragazzino (aveva appena 12 anni) non ne sapeva nulla. Come poi mi confermerà. Ero proprio contento, quella sera: sentivo di avere assistito a un prodigio.
Un anno dopo ritrovo Stefano Di Battista in una biblioteca romana, in occasione di un reading di racconti di scrittori italiani promosso dalla casa editrice e/o, gialli e noir su “Genova 2001” poi pubblicati da MicroMega. Stefano suonava tra un racconto e l’altro, a volte accompagnava qualche lettura. Alla fine m’avvicino, mi presento, cominciamo a chiacchierare e gli ricordo quello splendido duetto di Acicastello: "Un testimone! - ha cominciato a gridare, rivolgendosi ad alcuni suoi amici presenti - c’era anche lui, può testimoniare che non mi sono inventato nulla!". Nemmeno la moglie, Nicky Nicolai, nota cantante jazz, gli aveva creduto: "Ho dovuto passartela al telefono affinché glielo raccontassi", ricorda Di Battista, nell’intervista.
Nell’estate del 2004 Repubblica dedica un’intera pagina a quel giovanissimo talento del sax alto “scoperto” da Winton Marsalis e da molti indicato come “il nuovo Charlie Parker”. È allora che mi viene l’idea di cercare Stefano Di Battista e proporgli di raccontare, tra il serio e il faceto, quell’incontro di cui sono stato testimone; un evento che allora avevo vissuto come tale, anche se non potevo immaginare che di lì a pochi anni Francesco Cafiso avrebbe suonato con molti grandi del jazz, come un veterano, il più giovane “veterano” della storia del jazz.
La colonna sonora scelta per l’ultimo post nell’altro blog – Il segreto, di Sebastiano Cognolato – mi ha riportato con la mente all’autore, che ho avuto la fortuna di conoscere, l’anno scorso, in quanto anche lui è stato un blogger, frequentatore di queste pagine, Yae.
Il suo blog, come egli stesso ricorda dell’ultimo post, è nato nel gennaio 2005 “per seguire i concerti di presentazione di ultramarine, un mio lavoro per pianoforte ispirato alle ultime poesie di raymond carver”. Eggià, ché Cognolato, prima ancora di essere un blogger è compositore raffinato, giovane e già affermato autore di musica contemporanea. Ho avuto la fortuna di ascoltare un paio di volte dal vivo il suo Ultramarine, nell’esecuzione di Lorena Portalupi, splendida pianista, e ne sono rimasto affascinato ed emozionato.

Il brano che più mi ha emozionato si chiama Tu boca, quarta traccia del cd, il cui ascolto ogni volta mi regala nuove emozioni. Ho anche provato a tradurle in parole, quelle emozioni, e ne è nato un post, scritto dopo il concerto romano del 10 maggio 2005 alla libreria Bibli, in cui ho usato i titoli di tutti i brani del cd per costruire una storia, liberamente ispirata a Tu boca, che mentre scrivevo girava in loop nel mio iMac. Il risultato potete leggerlo qui.
***
Purtroppo - come avrà forse notato chi ha avuto la curiosità di cliccare sui vari link di cui è pieno il post -, nei siti in cui ci stanno mp3 scaricabili di Ultramarine, non c’è Tu boca. Dunque, per accompagnare questo post mi sono affidato al brano che dà il titolo all’album.

Madame Lingerie


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